Categoria: Business

Come creare degli slogan pubblicitari di successo, alcuni esempi famosi

Come creare degli slogan pubblicitari di successo, alcuni esempi famosi

Finalmente dopo anni di scetticismo, anche il mondo occidentale sta accettando l’importanza del massaggio drenante.  Si tratta di una pratica molto semplice, salutare che ci può aiutare a ridurre se non eliminare, determinati problemi di ristagno dei fluidi.

Il massaggio drenante, è utilizzato per smaltire la ritenzione idrica in eccesso concentrata all’interno del nostro corpo, soprattutto delle gambe. Ma analizziamo più da vicino la questione.

Innanzitutto va detto che bisogna uscire dallo stigma per cui i massaggi sono solo ad appannaggio femminile, infatti sempre più uomini riconoscono i benefici fisiologici di questa pratica e se ne approvvigionano. I centri estetici ambo sessi, sono ormai consuetudine e i nuovi clienti per i massaggiatori sono quasi in numero pari fra maschi e femmine. 

Cosa sono i massaggi drenanti

Un massaggio drenante è un particolare massaggio, di natura estetica. Agisce sul sistema linfatico e circolatorio della persona a cui viene fatto.

Esso è molto utile per coloro che combattono problemi e inestetismi estetici come gonfiori e cellulite. Sono consigliati anche coloro che hanno subito interventi chirurgia estetica, come la rinoplastica, la mastoplastica e la liposuzione. Il massaggio drenante può essere anche chiamato massaggio linfodrenante o linfodrenaggio.

Massaggio drenante per gambe gonfie

Senza dubbio, un  problema molto comune e che colpisce specialmente le donne è quello delle gambe gonfie. Questo è dovuto al poco movimento.  Capita spesso stando sedute tutto il giorno a lavoro, magari non avendo tempo oppure la possibilità di fare movimento in maniera regolare.

Altra causa forse poco nota è l’assunzione di una quantità di liquidi non sufficiente, durante la giornata. Per questo motivo, è facile che le gambe e le caviglie inizino a presentare gonfiori, spesso accompagnati da ritenzione idrica.

Un rimedio molto efficace e piacevole per combattere questo problema,  è un bel massaggio drenante, sicuramente più utile di qualsiasi dieta.

Il suo nome deriva appunto dalla sua funzione,  cioè drenare liquidi dalle zone del corpo dove essi ristagnano, per favorirne l’espulsione e portare allo sgonfiamento.

Questo massaggio,  aiuta moltissimo chi soffre di problemi circolatori. Il massaggio drenante si concentra generalmente sulla zona delle gambe e del ventre, dato che queste sono le parti più soggette a gonfiori.

Il massaggiatore, tramite impastamenti e carezzamenti, muove i liquidi stagnanti lungo la gamba verso l’alto. Quelli presenti nel ventre, vengono invece spinti verso il basso, in direzione dell’area inguinale, così da facilitarne l’espulsione.

Il massaggio drenante viene effettuato utilizzando olii. Abbiamo una duplice funzione:  favoriscono il drenaggio, facilitando l’operatore.

Esistono due tecniche di massaggio :

  • Metodo Vodder, il più praticato si serve di moltissimi movimenti, con lo scopo di sospiro fare i liquidi verso l’ espulsione.
  • metodo Leduc, al contrario del precedente utilizza solamente due movimenti.

Il massaggio drenante è particolarmente apprezzato dalle donne in gravidanza, che com’ è noto,  spesso soffrono di gambe gonfie. Esso è utile anche dopo un intervento di rinoplastica, di mastoplastica, o di liposuzione, soprattutto se si tratta di massaggi linfodrenanti.

Ognuno di questi interventi,  può lasciare tracce e gonfiori che possono essere facilmente drenati, nelle settimane successive all’intervento.

Il massaggio drenante è però sconsigliato alle persone che soffrono di problemi alla tiroide.

La reale efficacia di un massaggio, non comporta solo la risoluzione di un inestetismo o di un problema fisiologico, ma anche la soddisfazione di una cliente che – grazie al suo feedback sia offline fra amiche e colleghe, che online sui suoi canali social – può fungere da catalizzatore pubblicitario e ti permetterà di avere altri spunti su come vendere il massaggio che lei stessa ha provato. 

Massaggio drenante anticellulite

La cellulite è una vera e propria malattia,  spesso sottovalutata.  Il massaggio drenante è utilizzato per smaltire la ritenzione idrica in eccesso all’interno del nostro corpo, che si accumula soprattutto delle gambe.

Le tecniche sono quelle descritte in precedenza,  semplicemente lo scopo è quello di ridurre la cellulite.  Il massaggio si concentra soprattutto nelle zone colpite da questa malattia,  in primissima sulle gambe ma anche viso, addome e braccia.

Con questi massaggi, oltre a risolvere i problemi di ritenzione idrica può aiutarci ad eliminare tutte le scorie e le tossine che il nostro corpo produce, il tutto unito ad un miglioramento del nostro stile di vita e della dieta.

Apportando dunque questi piccoli cambiamenti nella vita delle nostre clienti, che possono contribuire non solo al loro profilo estetico ma anche alla loro autostima, instilliamo nelle più soddisfatte la voglia di lasciare un feedback sul nostro operato. 

Adesso che abbiamo imparato come vendere i massaggi, sfruttando l’esperienza pregressa dei nostri utenti, utilizziamo tutti i nostri canali promozionali al meglio. 

Costo Massaggio Drenante

I prezzi sono decisamente variabili. Solitamente si vendono i massaggi a pacchetti di 3 o 5 sedute. I prezzi variano dai 12,90€ per un pacchetto massaggi drenanti fino a 40,00€ circa.  Se desideriamo un massaggio drenante total body, possiamo invece arrivare a pagare circa 60,00€.

Promuovere un massaggio agli utenti online e offline

Nonostante l’attestazione di utilità del massaggio, come professionista sai quanto può essere difficile espandere la tua base di clienti in un momento in cui molti consumatori stringono le cinture e riducono i servizi che tendono a considerare opzionali e acquisire clienti per chi fa massaggi dunque non fa eccezione. Questo accade perché sfortunatamente, nessuno ha ancora sviluppato un programma di analisi per presentare chiari dati numerici che quantificano i benefici per la salute e i risparmi sui costi che possono essere raggiunti attraverso un programma di massaggi regolare e il marketing del massaggio passa ancora dagli stessi specialisti. 

Puoi seguire decine di corsi di formazione e apprendere tutti i tipi di protocolli, avere il lettino da massaggio più lussuoso, il gabinetto meglio decorato del pianeta, fare oli da massaggio con ingredienti magici o persino fare incantesimi mistici per nutrirsi dell’energia della terra, non cambierà il fatto che i clienti non verranno da soli, quindi ottenere clienti per chi fa massaggi è una mission da perseguire con impegno, almeno nelle prime fasi del progetto, quando il passaparola e la consapevolezza del brand non si è impressa nel mercato.

Eppure qualche piccolo trucco per ampliare il portfolio clienti e proporre a più persone il percorso benefico dei massaggi drenanti esiste. In primo luogo non compiere l’errore di trascurare la viralità dei social network: le notizie sul web corrono molto più velocemente rispetto alla vita offline, e in questo modo promuovere un centro massaggi può essere notevolmente facilitato. Non farti ingannare, anche se il massaggio è la disciplina che ti permetterà di guadagnare denaro, è solo la parte visibile dell’iceberg che costituirà tutta la tua attività. Sono la tua ricerca di mercato, la costruzione di mezzi di promozione, i tuoi social network, il tuo sito Web e lo sviluppo delle tue strategie aziendali finalizzate ad attirare nuovi clienti per chi fa massaggi, cioè tu e i tuoi collaboratori, che costituiranno la maggior parte del tuo lavoro.

Ecco qualche consiglio.

Innanzitutto focalizza bene il tuo obiettivo, qual è la ragione per cui stai azionando la macchina pubblicitaria? Sicuramente ottenere clienti per i tuoi massaggiatori in studio. Allora inizia ospitando una sessione formativa e di rappresentanza nel tuo studio. Crea un volantino e lascialo presso biblioteche, studi medici, centri fitness e negozi della zona, affiggilo nelle aree apposite. Assicurati di elencarlo anche sui siti di eventi online locali. Fai un incontro e ricevi le tue ospiti con cibo e bevande e raduna alcuni professionisti che – insieme a te – saranno lì per offrire massaggi dimostrativi alle future clienti. Offri sessioni di massaggi gratuite come premi per chi porterà più amiche all’incontro, questo ti permetterà di attirare nuovi clienti per i tuoi massaggiatori anche fra chi è più scettico rispetto alla sua partecipazione all’evento. 

Avvia un programma di premi fedeltà. Se ti stai ancora chiedendo come vendere un massaggio e reputi il primo metodo troppo da venditore di batterie di pentole porta a porta, prova ad organizzare un programma di fidelizzazione dei clienti è un ottimo modo per far tornare i clienti, ma è anche un pareggio per i nuovi clienti. Alla gente piace sapere che possono accumulare sconti e omaggi nel tempo, quindi assicurati di menzionare il tuo programma di premi in tutta la tua pubblicità. Offerta di pacchetti multipli. Questo è un gioco da ragazzi quando pensi a come promuovere un massaggio. Quando i clienti possono ottenere una riduzione di prezzo pagando un pacchetto di servizi in anticipo, tutti vincono. Loro ricevono uno sconto e tu ottieni il pagamento in anticipo. Prendi in considerazione la possibilità di preparare dei pacchetti di trattamenti misti, oltre al massaggio drenante potrai combinare anche altre tue specialità, questo servirà a fidelizzare su lungo raggio le nuove clienti.Butta via la sindrome dell’impostore. A meno che non si abbia un’eccessiva fiducia in sé stessi, è molto probabile che quando si inizia a promuovere la propria attività non ci si sente ancora “legittimati” a vendere i propri massaggi. Questo è del tutto normale, colpisce la maggior parte dei praticanti all’inizio della loro carriera. Tuttavia, dovrai superarlo. Più ti sei allenato, più avrai ripetuto i protocolli, più avrai avuto un feedback positivo sulle tue sessioni “gratuite” da parte del tuo entourage (coniuge, famiglia, amici), più avrai fiducia in te stesso. La tua fiducia in te stesso e nella tua pratica contribuirà a rendere il tuo percorso che mira a trovare clienti per i tuoi massaggiatori del centro estetico, più credibile e quindi più redditizio.

Cos’è lo storytelling e come può essere utile per raccontare un business?

Cos’è lo storytelling e come può essere utile per raccontare un business

Avrete sicuramente sentito parlare di storytelling, soprattutto, nel settore business, ma in che modo può essere utile? Questo è quello che cercheremo di spiegare nei prossimi paragrafi, spiegandone l’importanza e l’efficacia soprattutto nelle strategie di marketing che puntano alla comunicazione con lo storytelling.

Cos’è lo storytelling?

La parola storytelling è formata da “story” e “telling”, termine che tradotto in italiano indica l’espressione per raccontare una storia, che sia di comunicazione narrativa o creativa.

Si tratta di una tecnica di comunicazione che permette di attirare l’attenzione di un pubblico specifico tramite il racconto di una storia che sia in grado di veicolare un messaggio ben preciso e stimolare il desiderio del lettore, persuadendolo a compiere un’azione.

Funziona? Assolutamente, ma bisogna comunicare nel modo giusto. Ci sono tanti storytelling esempi di insuccesso e questo può far pensare che si tratti di uno strumento non così utile.

In realtà, gli esempi di insuccesso di storytelling hanno dietro una mancata conoscenza dell’audience, dei target e dei prodotti e servizi promossi.

Saper raccontare una storia con successo, utilizzando parole e metodi giusti, può avere un impatto positivo sul business.

Storytelling e aziende, perché lo usano?

Sono tanti i brand internazionali che hanno compreso a pieno le potenzialità di questa tattica comunicativa, decidendo di adottarla con i loro clienti, allo scopo di attirarne l’attenzione e fidelizzarli.

I clienti fidelizzati tramite storytelling sono quelli maggiormente coinvolti nella storia del brand, riconosco e abbracciano con facilità valori e messaggi e sono più propensi ad essere fedeli e ad acquistare.

Per cui, lo storytelling è utile a qualsiasi azienda per farsi conoscere sul mercato in cui opera, ma anche ai liberi professionisti che hanno l’obiettivo di potenziare e rendere più efficace la propria identità.

Lo Storytelling e i suoi obiettivi di business

Gli obiettivi dello storytelling possono essere di diversa natura, soprattutto quando riguarda le aziende, le finalità di questo strumento di comunicazione sono concentrate in particolare sul raggiungimento di obiettivi specifici che possono essere pubblicitari, di vendita o di acquisizione clienti.

Storytelling commerciale: quando lo scopo è quello di persuadere, vendere e differenziarsi dalla concorrenza.

Storytelling politici: quando lo scopo è quello di ottenere nuovo sostegno politico, anche all’interno di una realtà aziendale.

Storytelling per marketing: quando si vuole attirare l’attenzione del pubblico a cui ci si rivolge, cercando di stimolare un bisogno e dando vita a una relazione basata sulla fiducia.

Storytelling pubblicitari: la creazione di una storia che promuova la marca, aumenti la visibilità del brand o dell’azienda, aiuti i consumatori a ricordare la marca e ciò che offre.

Storytelling personal branding: in questo caso è quando una persona vuole vendere le proprie competenze e conoscenze, mettendo a disposizione le proprie abilità professionali al servizio dei potenziali clienti.

Come deve essere lo storytelling vincente?

Uno storytelling vincente deve avere un forte effettuo persuasivo su chi legge, la storia deve essere in grado di attirare l’attenzione del target e convincerlo a interessarsi.

Deve essere molto convincente, deve portare alta l’attenzione verso ciò che viene raccontato e allo stesso tempo infondere quella sensazione di autenticità, che sa di unico, genuino, concreto.

Deve toccare le emozioni del pubblico, diverse ricerche di mercato hanno evidenziato che un pubblico emotivamente coinvolto è molto più propenso agli acquisti rispetto a uno annoiato.

La storia che si racconta deve invogliare chi la legge ad ascoltare e poi condividerla, rendendolo attivamente partecipe della sua diffusione, questo crea un engagement molto importante per il brand e per le aziende che fare storytelling sui social.

Infine, ricordiamo che bisogna sempre trovare le parole giuste per raccontare, farsi ricordare e per costruire quella relazione produttiva e indissolubile tra brand, impresa o professionista col proprio pubblico di nicchia.

Come sviluppare il tuo digital mindset

Come sviluppare il tuo digital mindset

Ultimamente si sente parlare spesso di Digital Mindset ma in pochi conoscono il vero significato di questa strategia che rappresenta un aspetto fondamentale su cui puntare se si vuole accrescere il potenziale di un’azienda oppure se si stanno cercando nuove opportunità di lavoro.

Cosa si intende per Digital Mindset

Digital Mindset è un termine che è nato successivamente ai cambiamenti avvenuti nell’ambitto sociale a seguito della digitalizzazione e delle rivoluzioni a livello informatico e tecnologico.

Oggi sono cambiate moltissimo le modalità con cui i problemi vengono affrontati e sono aumentati moltissimo gli strumenti a disposizione per risolverli. Ovviamente tale cambiamento ha influito notevolmente sul modo di pensare ed agire degli individui.

Il termine Digital Mindset era stato già utilizzato nelle università intorno al 2013, quando fu Vivienne Benke a dare una precisa definizione di questo concetto. Secondo lei il Digital Mindset comprende esperienze e conoscenze delle persone sviluppati nella società digitale che vengono quindi riconosciute ed utilizzate per ottenere maggiore successo nel settore delle tecnologie.

Capire se si possiede un buon Digital Mindset

Alcuni hanno un amore ed una passione molto forti per la tecnologia e non temono le nuove sfide digitali, mentre altre persone non si sentono propriamente spavaldi nell’utilizzo di strumenti informatici e scelgono magari mezzi più tradizionali e che conoscono meglio per risolvere i propri problemi.

Cerchiamo di capire nel dettaglio le caratteristiche che distinguono un individuo con un proprio Digital Mindset. Il primo tratto distintivo è sicuramente la propensione alle novità che si manifesta attraverso la curiosità nei confronti degli strumenti innovativi offerti dalla tecnologia e dalla voglia di tenersi sempre al passo e aggiornati in merito a tutte quelle che sono le news legate al mondo digitale.

Inoltre, chi possiede il Digital Mindset utilizza la tecnologia per raggiungere traguardi ed obiettivi in vari settori, da quello personale a quello professionale ed ama le sfide che le nuove tecnologie gli pongono davanti.

Il Digital Mindset e le sue aree-chiave

Il concetto di Digital Mindset è molto articolato e complesso ed è opportuno proseguire analizzando il ruolo della componente comportamentale e cognitiva. Quest’ultima a sua volta dipende da integrazione e differenziazione.

La differenziazione rappresenta sostanzialmente la vastità di conoscenze di un determinato individuo in merito alle innovazioni digitali, mentre l’integrazione spiega quanto la conoscenza viene realmente applicata all’interno di contesti di quotidianità.

La componente comportamentale del Digital Mindset viene suddivisa ulteriormente in altre due parti. Una costituita dall’accettazione digitale, l’altra il rifiuto. Ovviamente l’una esclude l’altra. Sostanzialmente, coloro che hanno un buon Digital Mindset ma rifiutano la tecnologia hanno ben chiaro le notizie e le informazioni per capire come agire e comprendere se accettare o no le opportunità offerte dagli strumenti tecnologici.

Chi, invece, non è dotato di un forte Digital Mindset non ha a disposizione queste informazioni e non riuscirà a valutare la miglior soluzione a livello tecnologico o digitale.

In un mercato lavorativo in continua evoluzione, fatto da personale che richiede sempre maggiori competenze da parte dei candidati è fondamentale migliorare il proprio Digital Mindset così da rimanere sempre “sul pezzo” e mostrarsi competitivi agli occhi del personale di selezione.

Iniziando ad ampliare le proprie visioni sul mondo digitale è il primo passo verso lo sviluppo di un Digital Mindset personale, del quale poter usufruire in tutte le occasioni che si presenteranno. Maggiori sono le conoscenze sugli strumenti digitali esistenti, maggiori sono le possibilità di arrivare alla risoluzione di un problema o al raggiungimento di un determinato traguardo.

Come conservare fattura elettronica: Agenzia delle Entrate o professionisti

Come conservare fattura elettronica: Agenzia delle Entrate o professionisti

La fatturazione elettronica è d’obbligo. Una volta però capito come vanno compilate ed emesse queste nuove fatture, e una volta capito come si dematerializzano, può rimanere sempre il dubbio su come vadano conservate, o meglio a chi farle conservare. Ci sono due strade in tal senso. Una prevede di affidarle all’Agenzia delle Entrate, l’altra di avvalersi di professionisti del settore. È quello che vedremo in questa guida su come conservare fattura elettronica (segui i suggerimenti degli esperti di Savino Solution qui) tra Agenzia delle Entrate e professionisti.

Come conservare fattura elettronica: l’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate conserva tutti i nostri dati, e le fatture elettroniche non fanno certo eccezione. Quando si invia una fattura del resto, l’Agenzia ne riceve una copia, e la immagazzina nel cosiddetto cassetto fiscale. Quindi, lo ribadiamo, l’Agenzia ha già le nostre fatture elettroniche, sia emesse come ditta, sia ricevute come clienti.

Per legge la documentazione va conservata a disposizione per eventuali controlli per 10 anni. La conservazione di questa documentazione inoltre è gratuita, nel senso che non si deve corrispondere nulla all’Agenzia stessa.

Quindi ci si potrebbe affidare ad essa per la conservazione (anche legale) dei documenti in oggetto. Certo, è una soluzione possibile, ma come ogni cosa ha dei pro e dei contro. Vediamoli.

Pro e contro dell’Agenzia delle Entrate

Come abbiamo detto, la conservazione dei documenti fiscali, in Agenzia delle Entrate è in un certo modo automatica e gratuita. Qui però terminano anche i vantaggi.

Non a caso ci sono state delle obiezioni molto forti sulle metodologie concettuali di conservazione dei documenti. La fatturazione elettronica è un obbligo, e l’Agenzia in questo modo può avere accesso a tutti i nostri dati fiscali e contabili senza sforzi.

Ma cosa dire della sicurezza di questi dati? Chi vigila sulla conservazione effettiva? Chi garantisce che i dati siano sempre giuridicamente validi? Chi assicura che non ci siano perdite di dati o peggio problemi con la privacy? Una stessa comunicazione dell’Agenzia rende molto chiaro questo discorso.

Si legge infatti in un comunicato ripreso da ‘Il Sole 24 ore‘, che l’Agenzia non si ritiene responsabile di fuga di dati o danneggiamento degli stessi, né dello scorretto mantenimento dei documenti a noma di legge. ma come, se questi sono i requisiti fondanti della fatturazione elettronica, come può l’Agenzia delle Entrate non farsene carico? È esattamente per questo motivo che sempre più professionisti e imprenditori si stanno affidando ad esperti nella dematerializzazione e nella conservazione a norma di legge dei documenti.

Pro e contro dei professionisti

A ben vedere, a parte il contro del costo (che per un imprenditore però è un investimento) affidarsi a dei professionisti ha solo dei vantaggi. La conservazione della documentazione con le nuove norme si potrebbe considerare un vero e proprio lavoro.

Un imprenditore sa benissimo quanto tempo si passa a registrare la contabilità, e se questo era vero per la contabilità cartacea, figuriamoci per quella digitale. Per questo ci si affida ai commercialisti e non si tiene la contabilità autonomamente, e per lo stesso motivo è bene affidare la dematerializzazione e la conservazione sostitutiva a chi fa questo per lavoro.

Un imprenditore conosce benissimo il valore di delegare ai suoi collaboratori compiti che non gli appartengono. Anche perché la conservazione sostitutiva non prevede solo la conservazione di una fattura, ma di tutto un fascicolo che ha portato all’emissione di quella fattura. O si fa l’imprenditore, o si bada alla contabilità, e la scelta in questo senso è facile.

Come attirare nuovi clienti in negozio: elementi per una strategia efficace

Come attirare nuovi clienti

Sei titolare di una piccola attività locale e stai cercando di capire come attirare nuovi clienti, evitando di fare un buco nell’acqua? Vorresti adottare delle misure offline, valorizzando il tuo punto vendita ma sei incuriosito anche dal mondo online? Su internet hai investito poco, dotandoti del minimo indispensabile come la pagina Facebook e di un sito web? Che tu voglia privilegiare un canale piuttosto che l’altro, la parola chiave da cui devi partire è strategia. Non esiste un metodo univoco, universale e vincente applicabile a tutti i settori di produzione o servizi. Le persone acquistano secondo modalità diverse un prodotto, a seconda del settore di riferimento.

Ciò che ti tornerà utile è elaborare la strategia che meglio si adatti al settore in cui operi. Ma iniziamo con ordine: conosci il tuo cliente?

L’identikit offline del cliente: chi acquista nel mio negozio?

I negozi fisici che sanno come promuovere il proprio marchio possono attirare curiosità e offrire diverse opzioni su come aumentare la clientela. Nell’attuale atmosfera di vendita al dettaglio, la vendita online potrebbe sembrare l’opzione più redditizia e conveniente, ma con le giuste idee promozionali per i retail in malta e mattoni, i commercianti sono in grado di avere successo esattamente come le loro controparti online. In realtà promuovere un negozio fisico, implementando la rete di acquirenti e facendolo diventare una realtà locale e nazionale consolidata, offre un vantaggio notevole a tutta la comunità, essendo questa una sede di un gruppo il quale è in grado di connettersi con i loro clienti e fornire costantemente un’ottima esperienza umana, prima che professionale.
Perché è importante conoscere il tuo cliente? La risposta è abbastanza intuitiva ma è indispensabile averla stampata a mente per procedere nell’elaborazione di una buona strategia. Il tuo negozio è un punto fisico di scambio commerciale ma anche di relazioni. Avere contatto diretto con la tua clientela è un grande punto a tuo favore per definire il tuo target. Quali sono gli interessi del mio “cliente tipo”? Che età ha? Che professione svolge? Rispondi dettagliatamente a questi primi quesiti servendoti di interviste, sondaggi o questionari. Se hai un reparto commerciale, saprà meglio rispondere alla tua indagine, avendo contatto diretto con il cliente.

Se hai risposto al primo punto, puoi servirti di tools ulteriori online per affinare la raccolta delle informazioni già in tuo possesso. Come gli Insights di Facebook o le analitiche di Google Analytics. In che fascia d’età rientra il pubblico che visita il mio sito web o la mia pagina Facebook?

Organizzazione eventi, corsi e aree riservate: cosa fare offline

Definito il target del tuo prodotto, potrai pensare di organizzare degli eventi ad hoc che rispondano ai loro bisogni, interessi e desideri, non solo per i tuoi clienti già acquisiti ma anche per quelli potenziali che semplicemente non hanno ancora conosciuto direttamente il tuo prodotto.

Questi eventi nei negozi possono essere effettuati attraverso l’organizzazione di un corso periodico o di un workshop senza una periodicità scandita. In entrambe le occasioni raccogli materiale fotografico, per testimoniare tramite i tuoi social come Facebook o Instagram l’evento, ringraziando i partecipanti e mostrandoti attento e aperto alle loro recensioni perché per te l’opinione del tuo cliente è importante.

Non prestare attenzione alle recensioni negative può innescare un passaparola che potrebbe allontanare il tuo potenziale cliente nella fase di raccolta di informazioni sul tuo prodotto, piuttosto contatta in privato questi “haters” e chiedi loro cosa non hanno gradito nella formulazione del prodotto o dell’evento, invitandoli a partecipare al prossimo appuntamento con uno sconto su un tuo servizio; questo ti farà apparire come davvero interessato ai bisogno dei clienti e genererà delle idee di marketing per il tuo negozio a partire proprio dai feedback degli utenti. 

Tra le idee per vendere i prodotti più valide vi è quella di riservare un’area del tuo negozio a delle esigenze specifiche della clientela, come potrebbe essere un angolo allattamento in un negozio di articoli prima infanzia. In questo modo risponderai ad un’esigenza specifica di una mamma che ancora non ti conosce direttamente e magari in quel momento ha proprio quella necessità, entrando nel tuo negozio ed entrando in contatto con la tua attività.

Un altro suggerimento riconducibile ad uno dei sei principi della comunicazione persuasiva è la “scarsità”. Pensa ad un’”Offerta del giorno”: promuovi un’offerta per i primi nuovi clienti in un arco temporale ben definito poiché le persone sono maggiormente motivate all’acquisto davanti al timore di una perdita.

Se sei offline, devi essere online: ottimizzazione motori di ricerca

Partiamo da un semplice presupposto. Le persone che cercano un prodotto o una soluzione ad un loro problema in maniera più o meno urgente, consultano l’oracolo degli oracoli: Google. Quello che devi fare è chiederti come gli utenti del web ti cercano o potrebbero cercarti e ottimizzare la tua posizione nei motori di ricerca attraverso un’ attenta e costante analisi delle keywords del tuo settore di riferimento, adottando strumenti ad hoc tra cui Google Adwords.

Se hai un’attività locale, un altro strumento indispensabile (come suggeriscono gli esperti della web agency Bordercross) è Google MyBusiness, il quale consente di comparire nelle ricerche dettagliate con sito web, mappa, orari e informazioni di contatto, oltre alle recensioni. È importante che sia chiaro a chi vi cerca, dove siete, come raggiungervi e come contattarvi. Altrimenti, la cattiva recensione è più che probabile.

Il metodo Blue Ocean: inventa un tuo segmento di mercato e rendi necessario il superfluo

Una delle leggi di base del marketing degli ultimi anni è basato sul metodo del Blue Ocean, ovvero quello di vendere un bisogno ad una persona, che ignorava di avere. L’esempio classico è l’avvento degli smartphone, chi pensava – dieci anni fa – di aver bisogno di un dispositivo che telefonasse, fotografasse, navigasse su internet? Nessuno. Eppure oggi nessuno ne può più fare a meno. Dunque la pubblicità del tuo negozio online dovrebbe concentrarsi più sul bisogno che un cliente ha di quel prodotto e/o servizio, che sul prodotto stesso. Convincere qualcuno di avere bisogno di qualcosa, è il metodo più rapido per arrivare al suo acquisto, piuttosto che elencare tutte le sue peculiarità. Tra le idee pubblicitarie per negozi più efficienti troviamo tutte le campagne nate dal principio del Blue Ocean.

Immagini a portata di pin: spillette personalizzate per tutti i gusti!

Immagini a portata di pin: spillette personalizzate per tutti i gusti!

Coloratissime, con belle immagini, simpatici disegni o con impressi dei loghi, le spillette personalizzate (ecco le varianti di Professional Pins) – conosciute anche con il termine inglese “pin” – sono delle decorazioni gioiello appositamente studiate per poter essere agganciate sui propri abiti, o su altri tipi di elementi fatti in tessuto.

Generalmente realizzate in metallo, possono anche essere prodotte con materiali preziosi e lavorate a mano. Le più moderne sono certamente quelle con sù impresso un’immagine digitale: ne esistono di svariate tipologie e dimensioni, a seconda di cosa devono rappresentare. Lo sapevate che potete creare, anche voi, le vostre spillette personalizzate? Scopriamo insieme come!

Perché creare le proprie spillette personalizzate

Possono esserci diversi utilizzi e motivi del perché si possa pensare di creare delle spillette: primo fra tutti, per incrementare e sponsorizzare il proprio merchandising, creando prodotti ideali per il marketing promozionale; le spille personalizzate, infatti, potranno essere dei veri e propri gadget pubblicitari del marchio che vorrete sponsorizzare.

Le spillette personalizzate sono utilizzate molto soprattutto dalle aziende e dalle associazioni che vogliono creare dei gadget accattivanti, facendosi ricordare! Ma queste non sono solamente adibite agli ambiti di marketing pubblicitario: infatti, moltissimi privati decidono di crearsi le proprie per fare dei simpatici regali, o semplicemente per far circolare dei disegni a loro cari, o per creare dei piccoli ricordi di eventi e momenti importanti.

L’importanza delle spillette personalizzate per le aziende e per i privati

Che l’utilizzo finale sia per i privati, oppure per le aziende, il loro utilizzo sarà utile e creativo in entrambi i casi. Per le aziende, oppure le associazioni, sarà un modo creativo per poter far circolare il proprio nome, i propri servizi, e promuovere determinati eventi: è un modo originale che certamente vi farà ricordare ai vostri clienti, ma soprattutto è una pubblicità assolutamente economica che circolerà senza sforzo! Invece, per quanto riguarda i privati, principalmente saranno utilizzate per personalizzare feste, come ad esempio i matrimoni, i compleanni oppure i battesimi: i vostri ospiti non solo vi ricorderanno, ma avranno loro stessi un ricordo dell’evento a cui si è partecipato. L’utilizzo, dunque, delle spillette è assolutamente unico, originale ed economico!

Le spillette personalizzate: come crearle

Attraverso appositi siti disponibili sul web, avrete l’opportunità di poter creare le vostre spille, potendo dare sfogo alla vostra creatività! Infatti, vi basterà accedere per poter subito cominciare a scegliere la tipologia di spilletta che vorrete creare: generalmente, le spillette hanno sia la parte anteriore, che il retro, in metallo, e la stampa impressa verrà realizzata in digitale, ad alta risoluzione. Oltretutto, la carta su cui verrà impressa l’immagine digitale è anche amica dell’ambiente: infatti, è 100% carta riciclata!

vrete l’occasione di scegliere tra le classiche spille rotonde, le spille quadrati, oppure le più inusuali spille ovali. Ma non solo: potrete anche rendere ulteriormente personalizzata la vostra spilletta scegliendo i modelli a spilla apribottiglia, oppure la spilla a specchio (ideale da tenere in borsetta!). Potrete anche scegliere i vari livelli di plastificazione e finitura, per rendere il vostro prodotto ancora più unico: avrete l’opportunità di scegliere tra rifiniture opache, o lucide, e avere pieno potere di scelta sui colori da utilizzare – anche per i metalli! Una volta caricata l’immagine desiderata, e scelto il quantitativo di spillette da ordinare, il gioco è fatto: riceverete, comodamente a casa, il vostro pacchetto. Non vi resterà altro che cominciare ad utilizzare, e regalarle!

Come calcolare il Food Cost per massimizzare i guadagni di un ristorante

Come calcolare il Food Cost per massimizzare i guadagni di un ristorante

Abbiamo scelto di rispondere al quesito su come calcolare il Food Cost allo scopo di raccogliere suggerimenti concreti per il manager che opera nel reparto ristorazione: ecco cosa sapere.

Negli ultimi tempi, in concomitanza con un approccio più manageriale che ha interessato la gestione di ogni ristorante di successo, si è nuovamente affacciato nel mondo della ristorazione il concetto di Food Cost.

Ne hai mai sentito parlare? In breve, si fa riferimento con questo termine al valore percentuale che si istituisce fra il rapporto delle materie prime legate alla preparazione di un piatto e il prezzo di vendita del prodotto finale, che arriva direttamente sulla tavola del cliente.

Perché è così importante sapere come calcolare il Food Cost (segui le indicazioni fornite da Ristobusiness)? Per scoprirlo abbiamo scelto di aprire una breve panoramica informativa in merito alle modalità gestionali con cui realizzare dei piatti irresistibili che siano supportati da calcoli pensati appositamente per dare il meglio, così da soddisfare le esigenze del cliente in ogni situazione.

Lo scopo di tale dato è quello di trasmettere l’importanza che la matematica riveste nel mondo della cucina e della ristorazione. In altre parole: come calcolare il Food Cost e perchè calcolarlo?

Come calcolare il Food Cost: le prospettive di crescita nel mondo della ristorazione

Aumentare la Restaurant Performance significa incrementare tutti i processi che vanno dall’acquisto delle materie prime alla preparazione del prodotto finito, che arriva quotidianamente sulla tavola dei clienti.

In linea di massima, per calcolare il valore approssimativo del Food Cost basta applicare la seguente formula: Costo del piatto/Prezzo di vendita x 100 In ogni caso, tale dato basilare non tiene conto di una serie di valori aggiunti che possono fare sensibilmente incrementare o decrescere l’ammontare che si è ottenuto:

  • l’eventuale scarto delle materie prime: alcuni ingredienti richiedono una lavorazione altamente specializzata che – se non consumata quotidianamente – è destinata a impedirne l’utilizzo;
  • il livello di lavorazione del piatto: tenere in considerazione il costo del personale e della manodopera è il primo passo con cui massimizzare il prezzo del piatto senza tralasciare l’importanza economica del tuo personale professionale e altamente specializzato.

Ricorda: il Food Cost non è un valore assoluto, preciso e incontestabile! La sua utilità si limita alla creazione di una statistica approssimativa che ha lo scopo di direzionare il manager aziendale verso l’obiettivo comune a tutti i ristoranti: incrementare i guadagni, continuando ad avere feedback positivi da parte dei clienti che ogni giorno scelgono di assaggiare le tue pietanze.

Come calcolare il Food Cost: a cosa serve? A quanto dovrebbe ammontare?

Come abbiamo già avuto modo di chiarire nel corso del nostro articolo, il Food Cost non è altro che una percentuale in grado di direzionare la scelta dei piatti da presentare nel menù. Concretamente, per limitare un tasso eccessivamente elevato, non bisogna fare altro che:

  • considerare l’impiego degli stessi ingredienti in piatti diversi presenti nel menù;
  • studiare attentamente il numero delle portate allo scopo di offrire ai clienti una scelta ampia e variegata, ma che allo stesso tempo non risulti dispersiva. Il rischio è di investire su prodotti di ottima qualità che non trovano collocazione nella propria lista delle pietanze.

In altre parole, il discorso inerente alla qualità degli ingredienti permette di aprire delle importanti prospettive di crescita per il manager che ha intenzione di offrire ai propri consumatori un menù che sia indice dell’ottima provenienza di carne, pesce, verdure e così via. Cercare di modificare la propria lista di piatti a seguito di una percentuale troppo elevata di Food Cost è il primo passo con cui sistemare step-by-step la proposta culinaria del tuo locale: il risultato sarà garantito!



Business passivo: un modello su cui investire per crescere

Business passivo: un modello su cui investire per crescere

Chi è dotato di spirito imprenditoriale è sempre alla ricerca di buone idee
ed intuizioni che possano portare allo sviluppo di un profittevole business. I
modelli di business sono praticamente infiniti, ma questa infinità è possibile dividerla in due grandi categorie: modelli attivi e modelli passivi.

Le definizioni parlano da sé: il modello attivo implica un costante approvvigionamento di energie e risorse per poter funzionare, un bar per
esempio, non si gestisce da solo; i modelli passivi, invece, prevedono un
investimento iniziale per quanto riguarda la progettazione di una gestione
automatizzata che comporti il minimo dispendio di energie e risorse umane
possibili (un minimo residuo c’è sempre).

È proprio questo il modello che ci interessa analizzare e prendendo ad esempio il business delle lavanderie self-service che ben rappresentano l’idea di investimento passivo e che risulta essere una buona base di partenza utile anche a sviluppare ulteriori business satelliti.

Lavanderia self-service come modello di business

Una lavanderia self-service, per quanto non sia certamente un’idea fresca e
originale, rappresenta un modello di business passivo ideale per chi ha delle risorse finanziare da investire su un’attività che non implichi un totale
impegno in termini di presenza e di tempo; quindi il modello giusto per essere affiancato ad un’altra attività imprenditoriale o anche ad una solida realtà di lavoratore dipendente, capace di fare da base per lo sviluppo di questo tipo di progetto.

È opportuno però fare una premessa: quando parliamo di business passivo, non è possibile farlo considerando l’enunciato come veritiero al 100%; soprattutto all’inizio è necessario un impegno importante per organizzare e mettere in essere gli strumenti, le strutture e logistica affinché l’attività possa funzionare con una gestione automatizzata. In ogni caso, anche dopo, sarà necessario un lavoro di controllo per verificare che tutto stia procedano secondo i piani.

Anche nella gestione di affitti (modello di business passivo per eccellenza),
per esempio, comporta per quanto minimo, un dispendio di energie e risorse che, in ogni caso, possono essere delegate ad una terza persona che può essere un collaboratore a contatto o anche un socio lavoratore; in questo modo e a patto che si goda di una solida fiducia nei confronti del delegato, questo business potrebbe essere davvero un’opportunità per fare profitto con un dispendio molto basso di risorse.

I vantaggi di aprire una lavanderia a gettone

Premessa: per compilare con valore reale queste righe dedicate al modello di business che stiamo analizzando, abbiamo fatto riferimento all’esperienza e alla competenza dello staff tecnico e commerciale dell’azienda Dry-Tech specializzata nella progettazione e realizzazione di lavanderie a gettone chiavi in mano, i cui servizi sono consultabili al sito internet https://www.dry-tech.it/.
Secondo quanto rilevato dal confronto con questa realtà imprenditoriale,
possiamo sintetizzare i vantaggi di aprire una lavanderia a gettone come segue.

Il primo vantaggio riguarda appunto il fatto di star investendo su un
progetto che, al netto delle risorse necessarie per metterlo in essere, non
comporta un particolare impegno di risorse ad attività avviata.

Il secondo vantaggio riguarda la possibilità, difficile in altri tipi di
business, di poter approssimare con una certa precisione i margini di profitto secondo un piano di fattibilità molto semplice e lineare. Si tratta di
un’attività che non presenta particolari imprevisti o variabili non prevedibili che potrebbero presentarsi in qualsiasi momento della gestione.

Il terzo vantaggio è quello di poter sfruttare lo spazio della lavanderia
per innestare su di esso alcuni business satelliti, sempre passivi, come
l’installazione di macchinette automatiche per la rivendita di prodotti, sia
attinenti e di utilità per il bucato, sia per il ristoro, quindi snack, bibite
calde e fredde e anche soluzioni per l’intrattenimento. Le possibilità sono
davvero infinite e dare uno sguardo a quello che succede in altri Paesi del mondo potrebbe essere un’ulteriore opportunità per capire come sfruttare al massimo questo business del bucato a gettone.

Nella città di New York, per esempio, le lavanderie sono dei veri e propri
centri di agglomerazione culturale, con la presenza al loro interno di attività extra che uno può svolgere mentre aspetta la fine del ciclo di lavaggio dei suoi panni. Nel nostro Paese da questo punto di vista, salvo qualche rara eccezione, non siamo poi così preparati ad accogliere questo tipo di idee.

Come aprire una lavanderia a gettone

Per aprire una lavanderia a gettone le soluzioni sono principalmente due:
occuparsi personalmente di tutti gli aspetti, dalla scelta del locale alla
ristrutturazione per adattarlo al tipo di attività (compresa tutta la burocrazia che c’è dietro) e gestire la fornitura dei macchinari necessari e occuparsi di tutti i dettagli necessari a far partire il progetto.

Fare questo è certamente possibile, ma è chiaro che risulta essere la via
più complicata e meno in linea con l’idea di un business passivo. Una soluzione che consenta di rimanere sul buon proposito di dedicarsi ad un business passivo e di semplificare tutti i passaggi necessari per realizzarlo, la offre un’impresa specializzata che possa prendere in carico il progetto e consegnare una struttura completamente funzionante e pronta a generare profitto.

Come si usa la comunicazione persuasiva sul web

Come si usa la comunicazione persuasiva sul web

Fra le tecniche di comunicazione, una delle più interessanti è la comunicazione persuasiva, che senza dubbio è una soluzione perfetta nella pubblicità ma non solo: anche nella comunicazione politica, e spesso nella vita di ogni giorno, si usa la comunicazione persuasiva come strumento per poter orientare le scelte degli altri. Persuadere consiste nell’arte di influenzare e convincere gli altri, sempre lasciando loro libertà di scelta, ma utilizzando parole, suoni, immagini per poter condizionare le altre persone. Il linguaggio della comunicazione persuasiva trova una larga applicazione anche nella tv, in radio, sui social e nel web marketing, sia per fini pubblicitari che non. 

Oggi come oggi, siamo bombardati da immagini e slogan pubblicitari e non, online, via tv, e non solo: la comunicazione persuasiva comunque è diventata molto più sottile ed è un’arte che ogni comunicatore e pubblicitario deve conoscere bene. In un contesto dove le persone subiscono dai 300 ai 3mila messaggi pubblicitari al giorno, per inviare un certo messaggio e condizionare le scelte bisogna avere scaltrezza e usare le armi della psicologia. La comunicazione persuasiva quindi gioca un ruolo fondamentale anche e soprattutto in uno degli strumenti che usiamo di più ogni giorno, per il lavoro e il tempo libero: il web. 

Come si usa la comunicazione persuasiva sul web 

Internet è uno strumento del quale non possiamo praticamente fare a meno, e la vita di tutti i giorni ce lo dimostra. Ma in concreto, quali sono le tecniche di utilizzo della comunicazione persuasiva nel web? In che modo è possibile orientare, influenzare le decisioni dei consumatori, clienti e degli utenti in generale per mezzo dello strumento del web? Ecco alcune tecniche di comunicazione persuasiva che ogni operatore può usare su internet. 

  1. L’ottimizzazione. Ottimizzare un testo per il web è una delle chiavi della comunicazione persuasiva su internet, ed il motivo è semplice: la nostra attenzione è limitata, circoscritta, e per catturarla al meglio bisogna saper scrivere nel modo giusto. Il testo della comunicazione persuasiva è breve, fatto di frasi corte, con paragrafi che sono ben distanziati e con le parole chiave messe opportunamente in risalto, in grassetto.
    Le informazioni più rilevanti del testo sono sempre messe in entrata, per catturare subito l’attenzione. Pensate a quanto è importante: ogni utente che scorre il mondo dei social ha pochi secondi da dedicare ad ogni informazione, catturare subito la sua informazione è necessario. Si usano anche immagini o video, o comunque degli accattivanti elementi grafici in grado di colpire subito il destinatario ed il target destinato. 
  2. Un marketing emozionale. Il modo più sicuro per fare bene comunicazione persuasiva è cercare di parlare al cuore ed alle emozioni, più che alla testa. Se il pubblico è giovane, allora il marketing emozionale è quello che si fa ricordare meglio e che cattura meglio l’attenzione. In altri casi invece è bene puntare ad un messaggio più razionale: tutto dipende dal target, e ruota attorno ad esso.
  3. Scegliere i comunicatori giusti. Nella comunicazione, si parla di medium e messaggio per cercare di esplicitare la chiave della comunicazione persuasiva: il messaggio o strumento che si lancia deve essere adeguato al proprio target. Non si può pensare di comunicare allo stesso modo rivolgendosi a dei 14enni, a degli studenti universitari o a persone di mezza età. 
  4. Usare il tu… o il noi. Usare la seconda persona singolare permette di far sì che chi legge si senta subito chiamato in causa: attira la sua attenzione e lo coinvolge. Senza dimenticare la classica call to action: ‘Vieni a trovarci!’ oppure ‘Segui la nostra pagina!’ o ancora ‘Clicca qui per ottenere subito il tuo buono sconto’ e via dicendo.