Autore: Andrea Fiore

Come Diventare Massaggiatore

Come Diventare Massaggiatore

Diventare massaggiatore professionista è un modo celere per iniziare a lavorare sin da subito. Il mondo del wellness non conosce crisi, il settore dell’estetica è in costante ascesa ed i servizi di un bravo professionista sono sempre molto richiesti.

Diventare massaggiatore significa possedere determinati requisiti poiché quest’attività necessita di forza fisica e di una naturale inclinazione al rapporto umano. Sicuramente è un lavoro che sa dare ritorni soddisfacenti.

È molto importante per inserirsi nel mondo del lavoro avere una formazione completa e conoscere nel dettaglio il ruolo che questa figura ricopre. 

Come Diventare Massaggiatore – L’iter Di Formazione

Per diventare massaggiatore professionista devi entrare in possesso di una qualifica riconosciuta a livello italiano come europeo. I corsi a disposizione offrono un’ampia scelta di specializzazioni, questo perché la domanda in questo settore è cresciuta negli ultimi anni.

Occorre vagliare tra quelle presenti la proposta che più interessa o in alternativa si può conseguire tutti i tipi di specializzazioni così da essere un professionista a tutti gli effetti.

Tra i tipi di massaggio citiamo:

  • Il massaggio terapeutico che si prefigge lo scopo di recuperare il corretto funzionamento delle funzioni corporee come avviene con il massaggio ayurvedico
  • Il massaggio estetico che mira ad avere sulla pelle un effetto antiaging
  • Il massaggio igienico che si focalizza sui disagi dell’apparato muscolo scheletrico, tra questi si annoverano il massaggio antistress e lo stone massage
  • Il massaggio sportivo che include sia quelli mirati a prevenire l’insorgenza di un trauma, che quelli finalizzati all’ottimizzazione delle prestazioni per le attività agonistiche.

Occorre valutare quale sia l’area che più interessa e all’interno della quale si desidera operare, così da scegliere il percorso formativo più idoneo alle proprie propensioni.

A seconda della specializzazione prescelta si persegue un percorso formativo che viene rilasciato da scuole che sono dedicate ai massaggi, ove verrà conseguito un Diploma da massaggiatore.

Un corso base ha una durata di 60-100 ore e termina con un esame che viene riconosciuto nell’area terapeutica del massaggio estetico o sportivo.

Il rilascio del Diploma di operatore del massaggio, conseguito al superamento dell’esame, può essere presentato per scopi professionali ad un colloquio di lavoro o per diventare titolare di un centro massaggio in proprio.

L’inquadramento legislativo valevole è descritto nell’Art. 7 della Legge n.4 del 14.01.2013 (G.U. 26.01.2013), ove si specifica che, come in altre attività professionali, i questi professionisti non sono tenuti all’iscrizione ad un albo professionale. Gli attestati o i diplomi che vengono conseguiti nelle scuole autorizzano la pratica professionale dei massaggiatori olistici, del benessere o sportivi.

L’aumentata richiesta di corsi per diventare massaggiatore ha generato una saturazione del mercato. Per questa motivazione i professionisti preferiscono seguire dei corsi base e successivamente seguire delle specializzazioni più tecniche adeguate alla manipolazione ed al benessere, come ad esempio il massaggio californiano, il massaggio shiatsu o thailandese, i massaggi orientali.

Diventare Massaggiatore – Opportunità Lavorative

Un valido operatore deve possedere determinate competenze: dev’essere in grado di capire l’esigenza del cliente, deve saperne valutare la condizione psicofisica, saper preparare un trattamento personalizzato, valutare l’effetto del massaggio praticato e avere l’energia di praticare una pressione con le mani, i gomiti e le ginocchia sul corpo del paziente. Deve anche essere in grado di avere un ruolo educativo nel suggerire ai clienti uno stile di vita che riesca a recuperare uno stato di equilibrio fisiologico.

Le opportunità di lavoro come massaggiatore professionista sono diverse: come libero professionista con Partita IVA, come operatore presso Spa, centri estetici o centri benessere, tramite l’iscrizione ad associazioni affiliate al CONI o, infine, prestando la propria attività ad associazioni sportive amatoriali.

Ecco come scrivere un messaggio pubblicitario efficace e di qualità

Ecco come scrivere un messaggio pubblicitario efficace e di qualità

Come ben si sa, la pubblicità è l’anima del commercio e per far sì che le vendite di un determinato settore aumentino, quel settore deve impegnarsi a proporre le proprie offerte in maniera ottimale, affascinante e accattivante.

Per questi motivi risulta molto utile sapere come scrivere un messaggio pubblicitario in maniera efficace e che possa ottenere il giusto riscontro.

Come scrivere un messaggio pubblicitario partendo dalle basi

Pensare e scrivere un buon messaggio promozionale non è del tutto semplice e richiede, oltre ad una certa inventiva, anche alcune conoscenze a livello teorico e pratico. Per questi motivi, taluni sono portati a commissionare queste operazioni ad un personale esperto e formato in materia, che sappia garantire un buon ritorno d’immagine per l’azienda o il prodotto sponsorizzato.

Le prime regole basilari per scrivere un messaggio promozionale sono le seguenti:

  • Cercare di colpire l’attenzione del cliente promuovendo la propria offerta in modo semplice e chiaro
  • Abbozzare alcune righe, stilare più esempi e decidere il migliore soltanto dopo alcuni giorni

Dai la giusta importanza al senso più intimo del messaggio pubblicitario

Scrivere un messaggio pubblicitario, pur potendo apparire un procedimento abbastanza semplice, richiede cura e attenzione, sia nella forma che nei toni.

Per poter dar vita ad una pubblicità vincente si devono cercare di capire in anticipo i bisogni del lettore, dandogli le risposte che cercavano senza dovertele chiedere. Una soluzione soddisfacente per le loro problematiche, semplice, rapida e sicura, rappresenta una via d’uscita importante, che sicuramente coglieranno al volo senza indugi.

Per far sì che ciò avvenga, però, dovrai anche creare desiderio e aspettative nei lettori, i quali dopo aver letto le tue proposte, dovranno sentire il bisogno di intraprendere il viaggio introdotto dal tuo sponsor. Ricorda, infatti, che trovare e leggere nero su bianco la soluzione ai propri problemi può solo che essere considerato un evento assolutamente straordinario e motivante.

Oltre questi propositi, è bene che anche la forma del messaggio colpisca l’attenzione del lettore: l’impatto visivo ed emozionale assumono un ruolo fondamentale per la buona riuscita del progetto.

Le tecniche per scrivere un buon messaggio pubblicitario

Anche lo stile e forma di una pubblicità scritta vogliono la loro parte. In questo senso, si dovrà optare per l’inserimento di:

  • Un titolo, chiaro, breve e conciso, che spiegherà in parole povere la tua offerta, riuscendo a cogliere nel vivo l’interesse e i bisogni del lettore
  • Una breve descrizione del vantaggio maggiore del quale si potrà beneficiare scegliendo il tuo prodotto, evitando di fare lunghi elenchi, i quali potrebbero finire per annoiare il lettore.
  • Tutti i dettagli dell’azienda: ossia i metodi di contatto, la sede, la denominazione ecc.
  • Una call to action, che permetterà al lettore di mettersi in contatto diretto con te, tramite mail, numero di telefono o sito internet

In più, dovrai ricordarti di:

  • Cercare di instaurare un contatto e un dialogo diretto con i lettori, cercando di cogliere in pieno i loro bisogni
  • Non utilizzare il maiuscolo, in nessuna parte del testo. Questa scelta potrebbe infatti infastidire il lettore, che potrebbe valutare lo slogan in maniera negativa e fastidiosa
  • Utilizzare frasi virgolettate, in grado di dare maggior enfasi e credibilità ai contenuti

Sembra che tutte queste regole siano di difficile comprensione e possa rivelarsi tortuoso seguirle senza l’aiuto di un esperto? Non fare ciò che pensi di non essere in grado di compiere nel migliore dei modi, ammetti i tuoi limiti e richiedi la consulenza e l’aiuto di un professionista nelle strategie di marketing. Questa figura conoscerà ogni regola e ogni trucco e riuscirà a creare un’ottima pubblicità per il tuo prodotto, garantendoti un incredibile aumento della popolarità e del tuo business.

Gli spot pubblicitari che hanno fatto la storia: scopriamoli insieme

Gli spot pubblicitari che hanno fatto la storia scopriamoli insieme

Guardare la TV o leggere un giornale sono diventate ormai operazioni del nostro quotidiano. Le carrellate di spot animati o pubblicità cartacee che ci passano sotto agli occhi quotidianamente sono sicuramente tante ma siamo sicuri che ognuna di esse abbia sortito l’effetto sperato? Riescono tutte a incuriosirci e a rimanere impresse nelle nostre menti proprio come gli spot pubblicitari che hanno fatto la storia

La risposta, purtroppo, è che la nostra attenzione non può essere sempre catturata nella stessa maniera, o perlomeno non come è avvenuto in certe occasioni…

Quali caratteristiche possedevano gli spot che hanno fatto la storia?

Le nostre menti ricordano moltissimi spot pubblicitari, anche se risalenti ad anni ed anni orsono, e riescono ancora a ricollegarli al prodotto sponsorizzato. Questo perché, la struttura e il senso di queste pubblicità sono state sicuramente azzeccate, riuscendo a colpire l’attenzione del pubblico e a fissarsi nei loro ricordi, indelebilmente.

In questo modo, possiamo ricordarci la colonna sonora, l’abbigliamento dei protagonisti, i loro sguardi e le loro interazioni, permettendo ad un passato lontano di continuare a far parte del nostro presente.

Le più belle pubblicità su carta

Ricordiamo insieme tre delle più famose pubblicità cartacee che hanno fatto la storia:

  • Babbo Natale della Coca Cola, 1931. Raffigurato per la prima volta come persona paffuta e paterna, il babbo natale di questa pubblicità, con in braccio un bambino, è rimasto impresso nelle menti e nei cuori di tanti, come un nonno con il suo nipotino.
  • I Want You For US Army, 1916. Campagna di reclutamento per la guerra americana contro la Germania in cui il famoso Zio Sam indica lo spettatore, come se fosse il prossimo soldato a doversi arruolare.
  • We Can Do It, 1942. Rosse The Riveter si rimbocca le maniche della sua camicia per promuovere il lavoro in fabbrica delle donne. Da allora, questo slogan è diventato un manifesto della campagna del femminismo.

Gli spot pubblicitari in TV più famosi

Ricordiamo insieme anche gli spot pubblicitari in TV più famosi, vivi nei nostri ricordi nonostante sia passato molto tempo:

  • Nel 1971, sempre la Coca Cola, pubblica una pubblicità della bevanda nella quale un gruppo di persone, unite e allegre, cantano all’unisono I’d Like To Buy The Word A Coke.
  • Nel 1984, la Apple presenta l’uscita del nuovo Macintosh ispirandosi ad Orwell. Un atleta rompe lo schermo che sta riproducendo la voce del Grande Fratello e compare con il nuovo dispositivo elettronico.
  • Nel 1986, la famosa bimba con l’impermeabile giallo pubblicizza la pasta Barilla, imprimendo nelle nostre menti la famosa frase “Dove c’è Barilla c’è casa”
  • Nel 1988 la Nike arruola atleti del calibro di Maldini e Ronaldo per spronare i telespettatori a farcela con le proprie forze. La frase su cui era incentrato lo spot, per l’appunto recitava “Just do it”
  • Nel 2004, Adidas invece arruola Muhammad Alì e sua figlia Laila, che si impegnano sul ring a simulare uno scontro, cercando di insegnare alla gente a non arrendersi mai
  • Fra gli anni ’80 e gli anni ’90, una ricca signora di giallo vestita viaggia all’interno di una limousine e ad un certo punto chiede al suo autista, il famoso Ambrogio, di soddisfare un suo languorino. Lui, come per incanto, le presenta una montagna di irresistibili Ferrero Rocher, premendo un semplice tasto all’interno del veicolo.

L’eleganza, i toni e l’accuratezza di queste pubblicità le hanno rese eterne e sono riuscite a fare breccia nei cuori di tutti gli spettatori.

Non vi è sembrato di fare un tuffo nel passato? Avete anche voi rivissuto alcune parti di queste pubblicità proprio come se non avessero mai smesso di andare in onda? Quali ricordi hanno riaffiorato nelle vostre menti?

Perché scegliere un aspirapolvere ciclonico

Perché scegliere un aspirapolvere ciclonico

Basta scrivere la parola aspirapolvere in un qualsiasi motore di ricerca per essere travolti da un impressionante numero di modelli che vanno dalla scopa elettrica al bidone aspiratutto, passando da apparecchi dotati di sacchetto dello sporco e finendo con un moderno aspirapolvere ciclonico. Quest’ultima categoria rappresenta la soluzione tecnologicamente più avanzata: vediamo di capire il concetto di base del sistema di aspirazione e i vantaggi offerti.

Come funziona un aspirapolvere ciclonico?

Il termine ciclonico è piuttosto indicativo sul principio di funzionamento. All’interno dell’apparecchio si sviluppa un vero e proprio ciclone, ossia un vorticoso movimento rotatorio dell’aria aspirata. Tutto questo accade nel contenitore di plastica trasparente dove, per effetto della forza centrifuga, la sporcizia raccolta viene separata e depositata sul fondo mentre l’aria rimessa nell’ambiente dopo adeguata filtrazione. Una tecnologia ormai divenuta punto di riferimento nel settore degli aspirapolvere e sviluppata, nel corso degli anni, con diverse varianti dai principali costruttori.

Che differenza c’è tra un aspirapolvere multiciclonico o monociclonico?

La differenza di base sta nel sistema che genera il vortice d’aria. Nei modelli monociclonici spetta ad un filtro a cono rovesciato sviluppare un ciclone in grado di aspirare circa il 75% della polvere, mentre nella tecnologia multiciclonica sono impiegati più coni arrivando ad eliminare fino al 95% dello sporco presente sulla superficie.

Pregi di un aspirapolvere ciclonico

Come riporta anche un articolo sull’aspirapolvere ciclonico pubblicato su s-m-webblog.com, i principali vantaggi di tale tipologia di elettrodomestici sono: praticità d’uso, bassi costi di gestione ed elevata forza aspirante. La mancanza di un sacco di raccolta comporta da una parte una minor perdita di tempo nelle operazioni di svuotamento e dall’altra un certo risparmio non dovendo acquistare sacchetti di ricambio. L’unica preoccupazione dell’utilizzatore è controllare il contenitore e provvedere a svuotare il contenuto direttamente nella spazzatura.

La potenza aspirante è, mediamente, superiore in un modello ciclonico rispetto ad un aspirapolvere con sacco. Il collegamento diretto tra tubo e contenitore provoca una minima perdita d’aspirazione, consentendo al flusso d’aria di scorrere senza incontrare ostacoli. Ciò si traduce in una rimozione più rapida ed efficace dello sporco.

Aspirapolvere ciclonico: è adatto per chi soffre di allergie?

Un punto su cui spesso si trovano pareri discordanti è il livello di igiene garantito da un aspirapolvere ciclonico e di conseguenza se risulti una valida soluzione per una persona con problemi di allergie respiratorie. In tal senso è necessario fare alcune precisazioni. Quando utilizziamo un aspirapolvere l’aria risucchiata viene, successivamente, espulsa all’esterno. I migliori modelli ciclonici sono equipaggiati con filtro HEPA in grado di trattenere oltre il 99% delle particelle più sottili e dei principali allergeni presenti nell’ambiente domestico. L’aria purificata è senza dubbio sempre un beneficio, ma in special modo per persone allergiche ad acari, pollini, peli di animali, ecc.

L’altro aspetto da non sottovalutare è la fase di svuotamento. Il contenitore asportabile è un vantaggio assicurando rapidità e comodità, non potendo però affermare lo stesso in fatto di igiene: anche con la massima attenzione una minima parte di polvere finirà nell’ambiente circostante. Ciò non si verifica nel caso di un aspirapolvere con sacchetto che isola ermeticamente il contenuto, finendo nell’immondizia senza rischio di dispersione. L’aria filtrata da un aspirapolvere ciclonico è sicuramente più salubre, tuttavia un soggetto allergico dovrà avere maggiori accortezze durante le operazioni di svuotamento e pulizia del serbatoio.

Caratteristiche principali dei forni a legna

Caratteristiche principali dei forni a legna

Il pane è un alimento fondamentale nell’alimentazione quotidiana degli italiani, di tutti i tipi, all’olio, al latte, con forme comuni e formati più creativi.
Anche la pizza si può considerare l’alimento italiano per eccellenza, esportato e conosciuto in tutto il mondo in mille varianti: dalla tradizionale pizza napoletana e dalla Margherita nata in onore della regina, la pizza è oggi proposta in una miriade di versioni ma il forno ideale per cucinarla è senza dubbio quello a legna.
Andiamo a scoprire qualche curiosità in più su questo forno molto scenografico che ancora è presente nei panifici e nelle pizzerie che rispettano la tradizione e la cultura culinaria italiana.

Alcune caratteristiche principali dei forni a legna in muratura

I forni a legna in muratura (a Roma cerca i migliori sono quelli di Icoangeli)generalmente ha una forma conica o piramidale ed è realizzato in muratura, con i tipici mattoni rossi a vista. È un elemento non solo funzionale alla cottura del pane e della pizza, ma è il protagonista della cucina e dell’intero ambiente, dal fascino intramontabile. Lasciarsi cullare dal tepore del fuoco che arde è una sensazione molto piacevole che regala subito un senso di accoglienza e ospitalità.
Per questo motivo il forno del pane e la pizzeria sono dei locali familiari, così amati dagli italiani, grandi e piccini, e dai turisti!
Un forno a legna scalda per l’appunto utilizzando la combustione del fuoco e si vedono ardere le braci che sprigionano aromi e profumi del tutto inaspettati e inebrianti. Il rivestimento interno di pietra refrattaria garantisce che il fuoco sia concentrato sul cibo e non vada a bruciare e a rovinare le parti dietro del forno.

Temperature molto alte

Come prima cosa bisogna specificare che il forno a legna raggiunge temperature molto alte, oltre i 300° C, cuoce in modo più veloce ed omogeneo e regala quella crosticina aromatica che sa di spezie e terra bruciacchiata, una vera e propria leccornia per il palato.

L’altezza della bocca del forno

In proporzione, la bocca del forno, cioè l’apertura, deve occupare in media il 60% della cupola, per garantire uno scambio ottimale di ossigeno e calore con l’esterno: questo permette di non bruciare gli alimenti.

Differenza tra forni a legna per pane e per pizza

La differenza sostanziale sta nell’altezza della volta del forno a legna.
Generalmente, quando si cuoce il pane, si utilizza un forno a legna con volta alta che valorizza la crescita del pane soffice e bello alto. Inoltre, in questo tipo di volta alta il fuoco è più basso e omogeneo, adatto alla cottura lenta e graduale del pane.
La pizza, invece, ha tempistiche di cottura molto più rapide: una volta stese le palline con la manualità coreografica del pizzaiolo, un vero e proprio spettacolo, la pizza cuoce in pochi minuti, il fuoco è vivo, vivace e super concentrato.
Per questo motivo, è consigliato un forno a legna a volta bassa che distribuisce il calore in modo uniforme e compatto, direttamente sulla pizza che rimane bassa, croccante fuori e più morbida e succosa al suo interno.

Altre differenze riguardano le dimensioni della struttura muraria del forno: si parte dai 3 metri fino ai 12 metri, a seconda della metratura del locale e della cucina del panificio e della pizzeria.

Roma, caput mundi della cristianità e capitale storica e artistica, rispetta le tradizioni italiane con rigore, nelle pizzerie e nei panifici centenari in cui ancora si cucina con il forno a legna e si tramanda la passioe di mastri panettieri e pizzaioli appassionati del proprio lavoro. Vietato non mangiare il pane farcito con la porchetta o la pizza romana fritta!

Prospettive per le traduzioni dal danese all’italiano

Prospettive per le traduzioni dal danese all'italiano

La Danimarca vanta una lunga tradizione commerciale e la sua lingua si è diffusa anche in altri paesi come la Groenlandia e l’arcipelago delle Fær Øer dove è la seconda ufficiale. Si parla anche nel Land tedesco del Schleswig-Holstein, che confina con questo paese e in Islanda per motivi storici.

Come tutte le lingue con una lunga tradizione giuridica e commerciale, è piena di specificità e costrutti che chi si occupa di traduzioni dal danese all’italiano, come il professionista Pierangelo Sassi, deve conoscere per poter affrontare un testo, in particolare nel caso in cui questo sia destinato ad un ambiente critico come quello giuridico.

Le difficoltà delle traduzioni danese italiano

Il danese a causa della frammentazione geografica dei suoi parlanti e dell’estensione del territorio, con contaminazioni linguistiche con il tedesco, è una lingua che presenta una grammatica complessa e sotto molti aspetti completamente differente dalla nostra.

Ad esempio per quanto riguarda le traduzioni dal danese all’italiano parlati, uno dei maggiori problemi è lo stød, che oltre ad essere onnipresente, è dotato di sfumature locali che posso rendere molto ambigue delle frasi, in particolare se si deve affrontare una diretta.

Per quanto riguarda lo scritto invece troviamo subito il problema del fatto che nella coniugazione verbale non ci sono distinzioni di numero e persona e che i generi cambiano in base all’articolo con cui vengono combinati, oltre alla presenza del determinativo enclitico che manca nella grammatica italiana.

Un professionista che affronta la lingua danese, deve essere quindi conscio del fatto che si tratta di un idioma con sfumature e ambiguità che possono mettere in crisi anche i professionisti di lunga data, soprattutto nel caso in cui il parlante abbia un inflessione pesante, analoga ai nostri dialetti.

Le traduzioni, spesso, hanno bisogno di essere asseverate e controfirmate da parte del professionista che le affronta, soprattutto nel caso in cui siano destinate ad essere impiegate in ambiti come tribunali o nel commercio.

Come tutte le lingue inoltre il gergo è dipendente dal contesto di utilizzo e molti termini vengono impiegati con significati particolari e specifici soprattutto in ambito tecnico scientifico e giuridico, dove si richiede una formalità. Alcune sfumature significato possono essere male interpretate e stravolgere completamente il senso e la validità di un testo con tutte le ovvie conseguenze.

Un traduttore che scelga di affrontare il danese come lingua di lavoro può specializzarsi in molti ambiti, ricordando che spesso ci sono termini specifici che non compaiono nella lingua comune, ma che sono frequenti e in molti casi indispensabili in quella tecnica.

Il danese specialistico

Le specializzazioni comprendono il danese giuridico, fiscale, commerciale notarile, ma anche quello amministrativo e finanziario, con termini mutuati anche da altre lingue, che in casi particolarmente sfortunati sono coincidenti con parole danesi con significato completamente differente.

Si stanno inoltre imponendo anche richieste considerevoli di traduzioni dal danese per settori tecnico-scientifici come matematica, fisica, ingegneria e medicina, visto il grande sviluppo di queste discipline in Danimarca e nei paesi in cui questa lingua viene parlata.

Inoltre compito del traduttore spesso è affrontare newsletter aziendali, semplici blog o portali di servizio dove è necessario scrivere in buon italiano frasi che seppur comprensibili con traduzione automatica risulterebbero ridicole, come accade molto spesso sui siti on-line.

In ambito ufficiale comunque il professionista deve assicurare il testo e assumersi le proprie responsabilità in caso di conseguenze legate a mancata traduzione di sfumature che si possono presentare.

Per quanto riguarda invece i testi destinati ad un ambiente giuridico si deve anche tenere in considerazione come sia in danese che in italiano esistono formule obbligatorie che devono essere tradotte in maniera specifica ed interpretate dal professionista.

Questo deve riconoscerle e sostituirle con l’equivalente nell’altra lingua onde evitare l’insorgere di problemi legati alla mancata forma specifica, il che richiede una notevole padronanza ed esperienza.

Consigli d’uso: come pulire le zanzariere

Consigli d'uso: come pulire le zanzariere

Quando si acquista una zanzariera, è molto difficile capire se convenga una soluzione più economica, da sostituire ogni anno, o una che costa leggermente di più, ma garantisce la sua durata nel tempo.
La zanzariera plissettata è un sistema sviluppato da tempo, adottato in moltissimi contesti dove la classica zanzariera a tagliola è un costo ricorrente troppo elevato e scomodo da effettuare ciclicamente. Così, in questi contesti, le zanzariere plissettate si prefigurano come le soluzioni più efficaci.
La domanda che però rimane sempre attuale, a prescindere dal tipo di zanzariera, è sempre la stessa: come pulire le zanzariere? Scopri i consigli di Sharknet.

Come pulire le zanzariere: metodi semplici

Chiaramente, le zanzariere possono essere pulite con molti metodi diversi, ma quale è il più efficace, semplice e veloce? Il tipo di zanzariera incide molto su come pulirla: i comuni modelli “a tagliola”, infatti, hanno accumuli di polvere e insetti soprattutto nella parte dei tubi superiori, dove la rete tende ad arrotolarsi. Le zanzariere plissettate invece si riempiono di polvere come qualsiasi altro elemento rivolto verso l’esterno della casa.
Quale è la differenza, quindi? Molto semplicemente, i modelli a tagliola non possono essere smontati con facilità, né la rete può essere staccata per essere pulita. Nelle zanzariere plissettate, invece, si può tranquillamente procedere con il lasciare solo una decina di centimetri attaccati alla struttura, per lavarla nelle maniere in cui viene più comodo.

Cosa evitare nel lavaggio

Alcune accortezze vanno però prese nel momento in cui si decide di procedere con la pulizia. Essendo ogni zanzariera fatta di materiale sintetico, qualsiasi prodotto a base di acido, oli, grassi o solventi potrebbe danneggiare la rete. Tuttavia, le zanzariere plissettate sono spesso più resistenti di quelle a tagliola, se non altro per l’applicazione di sistemi capaci di schermarle da molte intemperie esterne e, al tempo stesso, di farle durare più a lungo e permettere la pulizia giornaliera.

Quindi cosa usare per pulire la polvere ed eventuali insetti o altra sporcizia accumulata? Un panno inumidito d’acqua è più che sufficiente, rendendo possibile la rimozione di gran parte dello sporco, in quanto comunque la rete è smontabile e piegabile come risulta più comodo.

Molto spesso, chi va a pulire le zanzariere, lo fa durante una routine, giornaliera o settimanale. Quindi viene richiesto spesso se si possa utilizzare il vapore o altri sistemi simili per effettuare il processo di pulizia. Anche in questo caso, così come per ciò che è stato detto prima, a patto non si esageri e si consideri sempre la fattura sintetica del prodotto, il vapore è un’opzione possibile. Nonostante non sia sicuramente quella più agevole, potrebbe essere una buona idea per la pulizia straordinaria di qualche tipo di sporco impossibile da rimuovere con della normale acqua.

Ciò che rimane da chiarire, dunque, è: esistono altri metodi per pulire una zanzariera? Se per qualche motivo si volesse trovare ulteriori modi, rimane sempre la regola principale: ciò che non si userebbe su un normale vestito da indossare, non va usato neanche sulle zanzariere.

Cosa bisogna valutare per aprire una società e investire a Dubai

Tutto quello che bisogna valutare per aprire una società a Dubai

Aprire una società negli Emirati Arabi è un trend di molti imprenditori: valicare il confine europeo e approfittare dello sviluppo economico dei Paesi del Medio Oriente può riservarsi un affare molto conveniente.
Questi luoghi, inoltre, sono ricchi di petrolio, il cosiddetto oro nero che non conosce inflazione e determina il benessere di una nazione.

Ecco perché avviare un’impresa e investire a Dubai (scopri come fare qui https://danielepescaraconsultancy.com/investire-a-dubai/) è una soluzione vincente e appetibile per il business man che desidera oltrepassare nuovi lidi e spingersi non solo al di là del confine italiano, ma anche di quello europeo.

Dubai è la capitale di uno dei sette Emirati Arabi, con circa 3.300.000 abitanti: un Paese di recentissimo sviluppo economico e demografico, situato in una zona meravigliosa, la penisola araba a sud del Golfo del Persico. Già dagli anni ’80 hanno è diventata un centro bancario e finanziario, ma oggi è considerata la città araba per eccellenza del turismo e del commercio marittimo.

Ogni anno diventa una delle mete più affollate di turisti appassionati di scenari esotici, affascinati dalla millenaria cultura araba e dal lusso di questi luoghi. Proprio per questo ha un forte appeal sugli imprenditori e su chi sta cercando di attivare una start up o di aprire un’azienda, un ristorante, una struttura alberghiera.

Tutte le licenze che bisogna ottenere per aprire una società e investire a Dubai

Come primo step, è necessario possedere la licenza adeguata al settore in cui si desidera impegnare il proprio capitale:

  • licenza industriale: si rivolge a tutte quelle attività industriali o manifatturiere;
  • licenza commerciale: dedicata a chi desidera aprire una catena di negozi o anche una piccola bottega di artigianato e souvenir;
  • licenza professionale: riguarda tutte le abilità e le figure professionali, come artigiani, grafici, architetti, avvocati, esperti del beauty care, hairdresses, maestranze varie con partita IVA.

Gli enti preposti al rilascio delle licenze sono principalmente due

  • il Dubai Department of Economic Development, cioè il dipartimento di Dubai per lo sviluppo economico, dedicato alle attività industriali e manifatturiere, al terziario e al settore commerciale;
  • il Dubai Department of Tourism che invece si rivolge al turismo e al settore di ristorazione.

Nello specifico, alcune tipologie di attività devono essere approvate da particolari ministeri come quello dell’economia, o dalla banca dell’UAE. Tutte le attività devono essere regolarmente iscritte alla Camera di Commercio e dell’Industria.

La burocrazia a Dubai

Forse non sapevi che per avviare una società a Dubai bisogna rispettare una regola fondamentale, la Legge delle Società Commerciali, nata nel 1984: prevede che la proprietà di tale impresa sia totalmente nelle mani dei cittadini locali, con quote dell’oltre 51% (il restante può essere di cittadini stranieri). Ecco perché è indispensabile avere un socio nativo, un emiratino: le società previste possono essere di 7 tipologie.

1) Società per azioni pubblica/privata;
2) Limited Partnership;
3) General Partnership;
4) Società a responsabilità limitata;
5) Società per azioni.

Ecco qual è la prassi da seguire per aprire un’azienda a Dubai

1) Decidere la tipologia, il settore e il nome dell’azienda e fare richiesta al Ministero dell’Economic Development;
2) Specificare il nome dei soci, della ragione sociale, del nome commerciale;
3) Recarsi da un notaio e aprire un conto corrente societario;
4) Rivolgersi al commercialista e pagare la tassa al Ministero dell’Economia;
5) Presentare una regolare richiesta di licenza alla Camera di Commercio di Dubai.

Nelle cosiddette Free Zone la procedura è alleggerita, con sgravi fiscali e agevolazioni: qui non è necessario avere un socio emiratino.

Come trascorrere l’estate in città

Come trascorrere l’estate in città

Gli italiani che quest’anno trascorreranno in città la stagione estiva sono tanti. A causa dell’emergenza Coronavirus e con la limitazione degli spostamenti, pianificare le vacanze diventa quasi un’utopia. Cosa fare allora? Prima di tutto è bene non abbattersi e trasformare un problema in opportunità. Si può trasformare la propria casa in un luogo di vacanza? Ma certo. Per farlo, però, è necessario capire come organizzarsi e, quindi, agire. Ecco qualche piccolo consiglio utile per comprendere come trascorrere l’estate in città.

Cosa fare in città?

Da anni, ormai, ha preso piede lo staycon. Si tratta di un fenomeno molto particolare e riguarda tutti coloro che scelgono di trascorrere le proprie vacanze in casa. Spesso lo fanno per risparmiare o per evitare la calca in spiaggia. Quindi chi resta a casa, durante l’estate, cosa può fare? C’è da dire che, durante i mesi estivi, le città si svuotano. Ciò si verificherà anche nel post emergenza Coronavirus? Questo ancora non lo sappiamo ma, se ci sarà la possibilità, molti si sposteranno verso le seconde case al mare o in montagna. Altri, invece, sceglieranno un resort nella propria regione per le ferie. Sono tante le opportunità da cogliere anche se, quest’anno, saranno possibili in forma ridotta.

Se si deve restare in città durante i mesi estivi bisogna sapersi organizzare. Al momento si va verso la riapertura dei siti culturali e, quindi, sarebbe bello poter visitare un museo, ovviamente, se si vive in una grande città che ne possiede uno. È possibile, inoltre, fare anche lunghe passeggiate alla scoperta di monumenti magari dimenticati o trascurati dal via vai quotidiano.

Si potranno invitare gli amici in casa per una cena? Speriamo di sì e, quindi, durante i mesi estivi cene e pranzi potrebbero essere un buon antidoto contro la solitudine che tanto ha caratterizzato questi mesi. Se la campagna è a pochi passi perché non fare delle passeggiate salutari? La campagna è un luogo di grande relax e in questo modo si può anche ristabilire un contatto diretto con la natura. Ovviamente le escursioni sono consigliate nei momenti più freschi della giornata, quindi, di prima mattina o nel tardo pomeriggio.

Come rinfrescarsi dalla calura estiva?

L’estate è fatta per rinfrescarsi all’aria aperta, al mare o in piscina. Se quest’anno, però, non sarà concesso recarsi in spiaggia o in altri luoghi affollati, cosa si potrà fare? Sicuramente non abbattersi e cercare una soluzione che sia soddisfacente e rinfrescante, soprattutto nei mesi più caldi. Se si possiede un giardino o uno spazio aperto, perché non installare una piscina fuori terra? Si tratta di un’opportunità davvero utile per poter fare un bagno in tutta tranquillità.

La piscina fuori terra è un accessorio pratico da installare. Non necessita di scavi ed è possibile rimuoverla a fine stagione. Per ospitarne una, però, è necessario uno spazio adeguato, liscio e con la vicinanza degli attacchi d’acqua. In commercio esistono diversi modelli in grado di soddisfare tutte le esigenze di frescura e, soprattutto, spazio. I costi cambiano in base alle dimensioni o posti, sono semplici da montare e non serve un esperto per collaudarla. Consultando questo link potrete trovare tanti modelli di piscine fuori terra adatte proprio per tutti, sia per i grandi ma anche per i più piccoli.

Anche se al momento non sappiamo come si evolverà la situazione, è bene non farsi mai trovare impreparati all’estate e al caldo. Per questo motivo una piscina fuori terra è la scelta più giusta. Infatti si tratta di un vero e proprio comfort per la propria casa. Qui, infatti, ci si potrà rilassare senza doversi preoccupare degli altri e di possibili sguardi indiscreti.

Consulenza informatica: ecco come può aiutarti

Consulenza informatica: ecco come può aiutarti

In virtù della rivoluzione digitale che ha interessato il mondo delle imprese in questi ultimi anni, il ruolo della consulenza informatica è diventato strategico per far sì che un’azienda prosegua un cammino di sviluppo nel proprio settore. Le società che scelgono di non sposare le ultime novità tecnologiche in automatico restano indietro rispetto alle dirette concorrenti, che invece si aprono ai nuovi mercati e a tutte le opportunità che hanno da offrire. Di seguito trovi una breve guida sul perché e come una consulenza informatica può aiutarti.

Cos’è la consulenza informatica

La consulenza informatica è un servizio offerto da uno o più esperti di informatica aziendale, capaci con i loro consigli di utilizzare al meglio le tecnologie dell’informazione, note anche con l’acronimo di ICT. L’utilizzo di quest’ultime garantisce all’azienda il raggiungimento degli obiettivi prefissati in un precedente piano. Il team di consulenza informatica può essere costituito da più figure:

  • sistemista: chi progetta, implementa e amministra il sistema informatico
  • programmatore: chi sviluppa il software

Non bisogna poi dimenticare come la consulenza informatica rappresenti oggi in Italia un mercato in forte ascesa. Considera anche che tale mercato è destinato a crescere in maniera esponenziale nel corso dei prossimi anni.

I settori della consulenza informatica

I principali settori della consulenza informatica sono almeno 8. Tra questi si annoverano i servizi di IT Strategy, IT Architecture, Systems Integration, Management, Implementazione IT, servizi ERP, IT Security and Software, Data Analytics. Inoltre, la consulenza IT opera attraverso tre differenti figure. Da una parte ci sono i consulenti indipendenti, i quali lavorano autonomamente rispetto a una qualsiasi azienda. Dall’altra ci sono le cosiddette aziende staffing, chiamate così per specificare la natura temporanea del prestito a un determinato cliente di uno o più consulenti IT. Infine ci sono le società di consulenza informatica che offrono servizi professionali contando su un nutrito team di consulenti.

Cosa fa il consulente informatico

Il consulente informatico si occupa di sviluppare una nuova strategia informatica per il cliente, insieme a un approccio professionale in relazione al tema della sicurezza digitale. In questo caso si parla di lavoro strategico. Quando invece l’attenzione si focalizza sulla scelta di un sistema informatico o sull’avvio di un sistema ERP (acronimo per Enterprise resource planning), allora si ha a che fare con un consulente IT che svolge un lavoro tattico. Puoi affidarti a un consulente informatico anche se necessiti di sviluppare un’app mobile per la tua impresa. A tal riguardo, la parola esatta per definire la tipologia di lavoro del consulente IT è “operativo”.

In dettaglio, il consulente informatico incontra i clienti e discute con loro obiettivi e scopi del progetto, pianificando risorse e tempi necessari per raggiungerli. Definisce inoltre i requisiti di rete, hardware e software, operando un’analisi completa sui requisiti informatici di ciascuna azienda con cui collabora. A cadenza settimanale o mensile scrive una dettagliata relazione sullo stato della collaborazione e sui progressi fino a quel momento raggiunti. Tra le mansioni del consulente IT vi è anche quella di tenere corsi di formazione.

In concreto, per cosa può aiutarti la consulenza informatica?

  • costruzione della rete informatica dell’azienda
  • realizzazione di software ad hoc

Se stai cercando una consulenza informatica seria, ti consigliamo di affidarti a Nextre Engineering.